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Lavori pubblici: spesa pubblica bloccata dal codice appalti, i Comuni facciano sentire la loro voce: Buia, presidente dell'Ance, "dopo dieci anni di crisi è intollerabile che la burocrazia impedisca di spendere i soldi stanziati"
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«Qui si sta bloccando il Paese. Abbiamo la responsabilità di dirlo. E si sta bloccando per la burocrazia. Le risorse ci sono ma non si spendono perché il codice appalti è fatto male, è complicato e farraginoso. Lo diciamo da tempo. I funzionari comunali non fanno le gare perché hanno paura delle verifiche della Corte dei Conti. Sappiamo che gli enti locali non spendono risorse per questo motivo. Ma non possiamo restare i soli a dirlo: anche i Comuni devono prendere posizione, devono fare sentire la loro voce. Nel 2017 gli enti locali hanno speso il 7,4% in meno rispetto all’anno prima». 

A margine del congresso nazionale dell’In/Arch – ospitato ieri a Roma, presso la sede dell’associazione nazionale dei costruttori – il presidente dell’Ance Gabriele Buia continua a denunciare le distorsioni di un sistema che impedisce al settore delle costruzioni di ripartire. 
Dopo aver attaccato i tempi di attuazione delle delibere del Cipe sulle grandi opere – si veda articolo a questo link – e dopo aver dato vita all’iniziativa “Sblocca-Cantieri” sull’assenza di manutenzione edilizia, infrastrutturale e urbana, il presidente dell’Ance apre un nuovo fronte della guerra alla burocrazia: quello della spesa degli enti locali. Anche in questo caso, il problema non sono le risorse perché i vincoli di bilancio sulla spesa degli enti locali sono stati fortemente allentati e sono stati concessi spazi finanziari per chi a risorse da spendere. Ma, nonostante questo, la ripresa degli appalti che si attendeva, ancora non c’è stata. 

Niente di nuovo, a ben vedere. A parte le elaborazioni del centro Studi dell’Ance (con l’ultimo osservatorio congiunturale di febbraio 2018), la contrazione della spesa dei Comuni è stata segnata già a ottobre 2017 dal Cresme, e prima ancora dall’Ifel (Anci) nel rapporto 2017 sulla finanza comunale. Il dato più recente riportato dall’Ifel (e ripreso dal Cresme) nel rapporto, relativo al 2016 è di una riduzione media degli investimenti degli enti locali pari al 18% per gli impegni e al 12% per i pagamenti, con una riduzione del 14,2% dei pagamenti degli enti locali specificatamente riferita al settore delle costruzioni. 

LEGGI L’ARTICOLO – OSSERVATORIO ANCE: «NEL 2017 COSTRUZIONI ANCORA FERME, LA RIPRESA È RINVIATA AL 2018» 

«In questa fase in cui non c’è ancora il nuovo governo, forse ci sono le condizioni favorevoli per dire liberamente quello che non va, per far sentire la propria voce – incalza Buia -. I Comuni devono trovare la forza di segnalare i problemi che questo codice ha generato, perché sembra quasi che sia una lamentela del mondo delle costruzioni, ma non è così».
«Per quanto ci riguarda – riprende il presidente dell’Ance – un paese civile non può sopportare una crisi di dieci anni che continua solo perché le risorse non vengono impiegate: nelle ultime tre leggi di bilancio sono state stanziate nuove risorse, non si può tollerare che i soldi restino lì, non diventino cantieri. Il settore delle costruzioni è l’unico che non è ancora ripartito». 

Nel capitolo “soldi fermi” Buia include anche il contratto di programma dell’Anas: «il programma 2016-2020 che è stato approvato ad agosto 2017 ed è stato sottoscritto dalla Corte dei Conti il primo dicembre 2017. Finora è solo carta. Siamo ad aprile 2018 e dobbiamo ancora mettere in moto tutto il processo». Il piano conta 29,5 miliardi di euro, di cui 23,4 miliardi per lavori in fase di attivazione e in corso di esecuzione. 

LEGGI L’ARTICOLO: ANAS, CONTRATTO DI PROGRAMMA REGISTRATO, AL VIA INVESTIMENTI PER 29,5 MILIARDI 

Tra i “soldi fermi” c’è anche il maxi cantiere della ricostruzione del Centro Italia, dove complessivamente il governo ha messo a disposizione 8 miliardi di euro. «Anche in questo caso – attacca Buia – i soldi ci sono ma non vengono spesi: non spendono i privati e non spendono i comuni. Eppure, proprio per velocizzare la ricostruzione, sono state introdotte delle deroghe al codice dei contratti. Allora dobbiamo capirci: se il codice va bene, perché poi servono le deroghe? Deroghe che, peraltro, non sono neanche servite ad accelerare la ricostruzione». E comunque, quanto a deroghe, il Centro Italia non è l’unico caso: deroghe al codice, ricorda l’Ance, sono state previste in occasione del G7 di Taormina, per i Mondiali di Cortina 2021 e per le Universiadi 2019 in Campania. 

Un caso virtuoso di soldi che si spendono è quello dei lavori ferroviari. Il corposo contratto di programma con le Ferrovie è stato appena pubblicato in Gazzetta. «Le Ferrovie infatti – spiega Buia – essendo un settore speciale, che gode di certe libertà rispetto alle altre stazioni appaltanti, rappresentano l’unica grande committenza che ha dato corso agli investimenti: è la prova del nove che il codice non funziona».

Massimo Frontera

Da: Il Sole 24 Ore , 12/04/2018

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