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Immobiliare, tecnologia e comfort conquistano il mercato: la casa domotica vale il 10% in più. Secondo l’ultimo Osservatorio del Politecnico di Milano il settore è cresciuto del 23% nel 2016 a quota 185 milioni
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Tecnologia e comfort in casa non sono più un semplice optional, ma un tassello vincente nel mercato immobiliare. Secondo una recente analisi di ProntoPro.it, almeno un quarto delle richieste di preventivo ricevute dal portale riguarda dispositivi domotici: il 14% per comandare da remoto varie aperture e chiusure (porte, cancelli, basculanti, tende, finestre) e il 13% per gestire in maniera intelligente il riscaldamento. E il portale Houzz registra come il 24% dei nuovi proprietari di casa che opera una ristrutturazione dopo l’acquisto inserisce almeno un elemento domotico. Insomma, la domanda c’è. Per un business che secondo l’ultimo Osservatorio del Politecnico di Milano è cresciuto del 23% nel 2016 a quota 185 milioni di euro. Ma quanto incide sul prezzo di una casa questa componente?

Per capire che cosa si muova concretamente sul mercato, analizziamo il capitolato di un progetto immobiliare di fascia alta che sta sorgendo a Milano Porta Nuova (Giardini d’inverno, promosso da China Investment, realizzato da Colombo Costruzioni). In ogni unità residenziale, da remoto e da touchscreen 14 pollici a parete si possono controllare praticamente tutti i servizi: impianto elettrico (luci e finestre oscuranti a lamelle, singolarmente o a gruppi, carichi elettrici individuati per elettrodomestico, segnalazione guasti), termoregolazione (caldo e freddo da serpentine a pavimento, fan coil a soffitto per deumidificazione e condizionamento, controllabili insieme o per singola stanza), videocitofono (che invia anche al cellulare l’immagine di chi suona) e sistema anti intrusione (mix tra impianto perimetrale e volumetrico).

«Una dotazione che offre in primo luogo comfort, ma permette anche di educare la famiglia alla gestione efficiente dell’energia e fornisce sicurezza a vari livelli. Basti pensare alla possibilità di controllare in remoto chi entra ed esce da casa», spiega il project manager Paolo Piantato. Un complesso come questo (classe A+) viene venduto a partire da 7.500 euro al metro. Ma non è detto che la domotica sia necessariamente così costosa. La società Euromilano con il progetto Up Town – sempre nel capoluogo lombardo, vicino all’area Expo – vende appartamenti in edilizia libera a partire da 3mila euro al metro. Anche qui, la domotica è al centro: dal pannello e da remoto, l’inquilino controlla temperatura degli ambienti, luci e tapparelle, vengono monitorati consumi elettrici e di acqua, si può indicare al sistema quali elettrodomestici staccare prima se va via la corrente, si risponde al videocitofono dallo smartphone, le serrature e la basculante del box auto si aprono con un chip di riconoscimento. «Questa è la dotazione base da capitolato. Poi c’è un pacchetto optional, da circa un migliaio di euro, che aggiunge il controllo del sistema anti intrusione, videosorveglianza interna ed esterna, sensori anti allagamento, gestione dell’irrigazione sui terrazzi e filodiffusione», spiega il direttore commerciale Roberto Imberti.

Ma quanto aggiunge la domotica al valore dell’abitazione? Bisognerebbe, in linea teorica, paragonare due appartamenti identici, con e senza dotazioni. «Non è semplice, soprattutto quando si parla di nuove costruzioni, perché la domotica fa parte integrante del progetto. Difficile scorporarla dal prezzo», ammette Paolo Piantato di China Investment. Più interessante, allora, capire come possa inserirsi la domotica in una ristrutturazione. Solo un intervento profondo, che preveda il rifacimento integrale dell’impianto elettrico, permette di dotare l’appartamento di un sistema di base, che in genere costa circa il 20% in più rispetto a un impianto tradizionale.  Ma non sempre è possibile raggiungere un livello massimo di servizi. «Ad esempio, se il videocitofono condominiale nasce come tradizionale c’è poco da fare, rimarrà così», aggiunge Piantato. In alternativa, anche se non si arriverà a un sistema integrato, dove più funzioni vengono gestite da un unico pannello, si possono installare singoli strumenti domotici su un impianto esistente, senza bisogno di interventi particolari. «Un cronotermostato gestibile da remoto, dotato di valvole dei radiatori controllabili singolarmente, si acquista con alcune centinaia di euro e si installa facilmente», esemplifica Imberti di Euromilano. E in Rete si trovano buone offerte (a partire da 1.500 euro) per installare in qualsiasi appartamento il controllo da remoto della porta di ingresso, strumento utile anche per per chi mette in locazione con il metodo dell’affitto breve.

Quanto vale tutto questo, a livello di prezzo finale? Aggiungere qualche “tocco” domotico al massimo renderà più appetibile l’immobile, senza incidere davvero sul prezzo. Mentre per verificare il vantaggio di una ristrutturazione abbiamo passato in rassegna decine di annunci pubblicati su Immobiliare.it che mettono in evidenza le installazioni domotiche (non solo a Milano e Roma, ma anche in centri medi come Treviso o Parma). In tutti i casi, il prezzo di vendita si colloca nella fascia più alta di valori, rispetto alla media calcolata dal portale per appartamenti simili. Il vantaggio è compreso tra l’8 e il 12%, con punte che sfiorano il 30%. In tutti i casi è probabile sia la ristrutturazione complessiva, più che la domotica in sé, a far crescere il valore. Ma si tratta di un aspetto ormai imprescindibile per chi affronti un investimento immobiliare.

Adriano Lovera

Da: IlSole24Ore,  01/02/2018

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